Colle San Pietro

Baita Cogolate – Forcella Cimonega – Passo di Mura – Colle San Pietro

Dettagli

Località Gruppo del Cimonega , Sass de Mura
Caratteristiche Gruppo del Cimonega
Condizioni del percorso Non ben segnalato nel tratto della Val Giasinozza
Grado di esposizione 3/5
Terreno (Bosco) 40%
Terreno (Prato) 40%
Terreno (Roccia) 20%
Terreno (Urbano) -
Lunghezza 18.5 km
Durata 6h
Dislivello positivo 1 800 m
Dislivello negativo 1 800 m
Altitudine massima 2 145 m
Altitudine minima 1 131 m
Parcheggio Macchina 46.173528, 11.902611

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Descrizione

Questo magnifico percorso, immerso nella sua interezza in un panorama dolomitico selvaggio, silente ed inesplorato, si sviluppa attorno all’iconico Sass de Mura (2.547 m slm), nel cuore delle dolomiti del Gruppo del Cimónega. A tratti tecnico e fisicamente impegnativo, l’itinerario transita per alcune delle zone meno conosciute ed esplorate a cavallo del confine tra Trentino-Alto Adige/Südtirol e Veneto, come la Val Giasinozza, la Val d’Alvis e l’alta Nèva. Vantaggio non indifferente è dato dal fatto che questo percorso disegna un giro completo del Sass de Mura, mantenendosi in prossimità del monte durante tutto il tragitto, anche se munirsi di cartina o navigatore GPS rimane comunque consigliato.

Il percorso parte dal ponticello sul Torrente Noàna (Torrente Giasinòzza) posto poco dopo il casolare di Baita Cogolate, nella selvaggia Val Giasinòzza. Il primo tratto del tracciato, che conduce a Forcella Cimónega, percorre una vecchia traccia, poco visibile ma abbastanza “logica” nelle sue linee, che dal ponticello entra nel bosco, risale la parte settentrionale della vallata e conduce direttamente alla forcella, in un primo tratto immerso nel bosco, un secondo che alterna fitti mughi a canaloni e un ultimo che risale la parte più alta della Val Cimónega, mai esposto, dove sono però presenti alcuni tratti di primo grado di arrampicata. 

Arrivato a Forcella Cimónega (2.145 m slm), dove il panorama si apre ad est sul versante Bellunese, con i vicini Col del Mul, Pian del Re e la Val Canzói, a sud sul Sass de Mura e a nord sul Monte Pizzoc (Piz de Mèz), Sasso Largo e Piz di Sagrón, il tracciato prosegue, entrando nel  territorio della Provincia di Belluno, lungo una traccia poco visibile che scende la vallata in direzione SE, ai piedi del fianco somigliante a un muro della Parete Piatta del Sass de Mura – a sinistra verso S –  e il Col del Mul – a destra verso NE -. La traccia porta all’ampio Sentiero No. 801 (Alta Via delle Dolomiti No. 2 / AV2), che si prende a destra, verso SE, seguendo la curva di livello in un ambiente particolarmente pietroso e desolato che volge verso la Casera Cimónega (1.637 m slm), per poi affrontare un breve strappo in salita che porta a ridosso di Col dei Béchi (1.960 m slm). Dalla forcella che separa il Col dei Béchi dal Sass de Mura, il sentiero volta verso O; qui comincia il tratto, chiamato Trói dei Caserìn, immerso nel verde dei prati (quasi) inglesi delle pareti orientate a strapiombo sulla Val d’Alvis. Il Sentiero No. 801 porta direttamente al Pass de Mur (Passo di Mura) (1.867 m slm).

Giunti al Pass de Mur, il Sentiero No. 802 AV2 procede in discesa verso il Rifugio Boz, (raggiungibile in pochi minuti); la traccia prosegue però tenendosi in quota, seguendo il Sentiero No. 748 verso Colle San Pietro / Col de San Piero. Giunto a Colle San Pietro (1.954 m slm), dalla cima del quale la vista verso il Primiero e le Pale di San Martino lascia semplicemente senza fiato, il percorso prosegue lungo il sentiero sulla cresta fino ad incrociare una piccola traccia sulla destra, che scende a N verso la Val Giasinozza. Dopo una discesa nel bosco ripida ma non particolarmente impegnativa, la traccia porta direttamente sul letto del Torrente Noàna (Torrente Giasinòzza) e raggiunge la strada forestale che si segue risalendo la sponda destra della Val Giasinozza fino al rientro presso Baita Cogolate, in un ultimo tratto forse un po’ noioso, ma necessario.

 

Sentieri

 

  • Dal ponticello sul Torrente Noàna, presso Baita Cogolate, percorre la traccia poco visibile che risale la parte settentrionale della vallata e conduce direttamente a Forcella Cimónega,
  • Da Forcella Cimónega (2.145 m slm), scendere lungo la traccia poco visibile in direzione SE, fino all’incrocio con il Sentiero No. 801 (Alta Via delle Dolomiti No. 2 / AV2),
  • Seguire il Sentiero No. 801 a destra, verso SE, fino a Col dei Béchi,
  • Da Col dei Béchi (1.960 m slm), proseguire verso O lungo il Sentiero No. 801 (Trói dei Caserìn) fino a giungere al Pass de Mur (Passo di Mura),
  • Dal Pass de Mur  (1.867 m slm), seguire il Sentiero No. 748 verso Colle San Pietro / Col de San Piero,
  • Da Colle San Pietro (1.954 m slm), scendere  lungo il sentiero sulla cresta fino ad incrociare una piccola traccia sulla destra, che scende a N verso la Val Giasinozza,
  • Risalire lungo la forestale in fondo Val Giasinozza fino al rientro presso Baita Cogolate. ✓

 

NÈVA

 

  • A seconda della versione, il nome Nèva – “la montagna di Eva” – deriva dal dialetto feltrino e(g)ua (tr. acqua, zona ricca d’acqua). Da giugno a settembre, era tradizione andare a montegàr in Eva, col tempo diventato inEva, in Nèva. Da qui la zona intera è chiamata Nèva, col Cadìn di Nèva a indicare il più alto bacino di origine glaciale, da cui sorge il Rio Nèva, sovrastato dal Monte Nèva e dalle omonime Torri.
  • Dalla cartografia storica, la “Montagna di Eva” era divisa e assegnata dal Vescovo di Feltre in due feudi distinti: il mons de Eva maiori, verso il feltrino e il mons de Eva minori, dal lato di Primiero del Rio Nèva. Il territorio rimase utilizzato soltanto dalle famiglie del feltrino fino al XVIII secolo, anche se, dalla fine del XIV, secolo i due territori diventarono parte, rispettivamente, della terraferma della Repubblica di Venezia e del Tirolo Austriaco. Fino all’inizio del XX secolo, il confine attraversava proprio il bacino di Nèva. Ancora oggi si possono vedere alcuni dei cippi di confine tra Tirolo e Veneto, risalenti al XIX secolo. Il territorio subì un’ulteriore divisione con l’acquisto da parte del regolano di Transacqua di una parte della Eva minor, che diede il nome di Nèva Prima e che condusse alla formazione della Nèva di mezzo, oggi Nèva Seconda, e della Eva maggiore o Casera di Nevétta, sul lato feltrino. 
  • Nel territorio feltrino, nel periodo della II Guerra Mondiale, la Casera Nèva venne ristrutturata ad uso di malga. Acquistata in seguito dal Comune di Mezzano, nel 1970 diventò Rifugio Boz, in affitto a titolo gratuito al CAI Feltre, dedicato alla memoria di Bruno Boz, alpinista e socio del CAI di Feltre, morto per una caduta nei pressi del Passo Alvis nel corso di una battuta di caccia.

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