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Cristo Pensante

Cristo Pensante

Dettagli

Località Passo Rolle
Caratteristiche Dolomiti, Meta spirituale
Condizioni del percorso Sentiero in perfette condizioni. Indicazioni esaustive e frequenti
Grado di esposizione 1/5
Terreno (Bosco) -
Terreno (Prato) 90%
Terreno (Roccia) 10%
Terreno (Urbano) -
Lunghezza 8.5 km
Durata 2h 30
Dislivello positivo 400 m
Dislivello negativo 400 m
Altitudine massima 2 333 m
Altitudine minima 1 970 m
Parcheggio macchina 46.296090, 11.777414

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Descrizione

Inutile negare che il Trekking del Cristo Pensante sia ormai uno degli itinerari più classici nel territorio del Primiero. Ideato da Pino Dallasega con l’intento di permettere a giovani e famiglie non solo di apprezzare le bellezze naturali della zona ma anche di avere una più profonda connessione con esse, l’escursione di poche ore, chiamata ambiziosamente “trekking”, risale dal Passo Rolle il Monte Castellazzo (Castelàz), sulla cui cima si trova la statua del Cristo Pensante, per poi scendere passando per la famosissima Baita Segantini. In un lasso temporale minimo e con uno sforzo relativamente ridotto, l’itinerario permette quindi di passare in successione per luoghi che fanno di questo giro semplicemente un percorso da cartolina!

Punto di partenza è il Passo Rolle (1.984 m slm), nei pressi di un ampio parcheggio, posto a poche centinaia di metri dallo scavalco, sul versante est verso San Martino di Castrozza. Dal parcheggio comincia una strada sterrata in salita con comodi tornanti che porta subito ad un primo incrocio, dove si prende, sulla destra, la strada sterrata che porta alla Capanna Cervino (2.084 m slm). Attualmente punto di ristorazione, la Capanna nasce negli anni ‘30 come base della scuola di sci fondata da Alfredo Paluselli che diede questo nome all’edificio in onore del Cimon della Pala, chiamato “il Cervino delle Dolomiti”, per la sua caratteristica forma che si ammira da qui. Dalla Capanna Cervino si prosegue la risalita sempre seguendo la strada sterrata e, dopo un ampio tornante e una curva successiva, si giunge ad un bivio (quota 2.134 m slm). 

Al bivio si procede a sinistra, prendendo in direzione nord il piccolo sentiero che si dirige verso il Monte Castellazzo, distinguibile per il suo aspetto che ricorda una fortezza naturale (da cui il nome di Castelàz). Dopo aver attraversato alcuni prati fino a giungere ad una sella quasi pianeggiante, ci si dirige verso sinistra, dove comincia la risalita del Monte Castellazzo e che si sviluppa sul pendio ad ovest della cima. Il sentiero, ben tenuto, presenta alcuni tratti un po’ ripidi; esso porta direttamente ad ovest della cima, nella zona degli Stóli del Castellazzo (postazioni e gallerie militari risalenti alla Grande Guerra). Superati gli Stóli, si raggiunge agevolmente la cima del Monte Castellazzo (2.333 m slm) con la rinomata statua del Cristo Pensante. L’opera, scolpita da Paolo Lauton e posizionata nel 2009 sul Castelàz – fino ad allora montagna esclusa dal panorama escursionistico – é stata ricavata da un singolo blocco di marmo bianco di Predazzo (Predazzite). Degna di nota è la corona della statua, realizzata con filo spinato della Prima Guerra Mondiale. 

Dal Monte Castellazzo la discesa segue il sentiero che prosegue a nord-est della cima, sul lato opposto rispetto alla risalita, attraversa ulteriori zone di gallerie e resti militari sulla costa che guarda la Val Venegia e si porta nei pressi della sella tra i monti Castellazzo e Costazza

Il sentiero da qui è ben individuabile e segnalato (Trekking del Cristo Pensante) e segue le indicazioni per Baita Segantini. Con alcuni tratti in saliscendi, si gira attorno alla Cima Costazza (2.282 m slm) sul suo lato orientale e si giunge, con un ultimo tratto pianeggiante, alla sommità della Val Venegia, dove si trova la Baita Segantini (2.181 m slm). Il panorama offerto da Baita Segantini è quello tipico da cartolina, con una straordinaria visione sulle cime del Cimon della Pala, Vezzana, Mulaz e, più in generale, su tutta la catena occidentale delle Pale di San Martino.

Da Baita Segantini il rientro procede seguendo inizialmente, per qualche centinaio di metri,  la strada sterrata in direzione del Passo Rolle, per poi imboccare sulla sinistra il sentiero pedonale in discesa che porta direttamente a Passo Rolle, passando nuovamente nei pressi della Capanna Cervino.

 

Sentieri

 

  • Da Passo Rolle (1.984 m slm), seguire la strada sterrata in salita verso Capanna Cervino / Baita Segantini,
  • Da Capanna Cervino (2.084 m slm), proseguire la salita sempre seguendo la strada sterrata fino al bivio a quota 2.134 m slm,
  • Al bivio, prendere il sentiero a sinistra, verso nord, in direzione del Monte Castellazzo,
  • Dal Monte Castellazzo (2.333 m slm), scendere lungo il sentiero che prosegue a nord-est della cima, seguendo le indicazioni per Baita Segantini,
  • Da Baita Segantini (2.181 m slm), seguire la strada sterrata per qualche centinaio di metri, poi imboccare il sentiero sulla sinistra che rientra direttamente a Passo Rolle. ✓

 

CASTELAZ: DALLA GRANDE GUERRA AL CRISTO PENSANTE

 

  • Il Castelaz (2.333 m slm), conosciuto anche come Monte Castellàzzo, è un blocco isolato di roccia che assomiglia ad una fortezza naturale. Il 22 ottobre 1915, durante la Prima Guerra Mondiale, l’esercito italiano occupò la cima, creando un articolato complesso di avamposti e trincee sulla cima della montagna per controllare il fronte nemico.
  • L’ampia visuale dalla cima del Castelaz domina su Cima Bocche, Passo Rolle, Val Travignolo, Val di Fiemme e Buse dell’Oro. La posizione strategica dell’avamposto permetteva di puntare l’artiglieria verso le linee austro ungariche posizionate su Cima Bocche, Paneveggio e Colbricón.
  • Nei pressi di Pian della Vezzana (circa 1.920 m s.l.m), è ancora possibile vedere le rovine di un vecchio campo militare (qui l’esatta posizione), utilizzato come campo di bassa quota per ospitare truppe e fornire munizioni (presumibilmente attraverso una teleferica) agli avamposti sulla cima del Castelaz. Circa 1000 uomini delle brigate Calabria e Basilicata erano di stanza sul Castelaz
  • Mentre le trincee e gli avamposti sulla cima del Castelaz sono ora un’attrazione turistica, le rovine di Pian della Vezzana non sono mai state recuperate né incluse in nessun itinerario della prima guerra mondiale, rimangono quindi completamente abbandonate.
  • Il Castelaz non fu mai attaccato dall’esercito austro ungarico, restando in mano italiana fino al novembre 1917 quando, in seguito alla disfatta di Caporetto, le truppe italiane si ritirarono sulla nuova linea sul Piave.
  • Prima del 2009, il Castelàz era senza dubbio una delle cime meno conosciute del Primiero. Dal 2009 in poi, migliaia di turisti ogni anno hanno camminato lungo le pendici di questa montagna per raggiungere la statua del Cristo Pensante, posta sulla sua cima. L’opera, scolpita da Paolo Lauton è stata ricavata da un singolo blocco di marmo bianco di Predazzo (Predazzite). Degna di nota è la corona della statua, realizzata con filo spinato della Grande Guerra. L’ideatore del Trekking del Cristo Pensante è invece Pino Dallasega, che ebbe l’idea per permettere a giovani e alle famiglie non solo di apprezzare le bellezze naturali della zona, ma anche di avere una più profonda connessione con esse.

 

BAITA SEGANTINI E CAPANNA CERVINO

 

  • Una linea ben definita, oltre a quella geografica, unisce Baita Segantini e Capanna Cervino; entrambe infatti nascono grazie all’artista, guida alpina e poliglotta Alfredo Paluselli (1900 – 1969), conosciuto anche come “Custode del Cimone”.
  • Nato a Ziano di Fiemme, Paluselli è sicuramente uno dei pionieri della cultura sportiva e turistica “moderna” nella regione, grazie ad esperienze lavorative che gli permisero di osservare culture differenti in Svizzera e negli Stati Uniti d’America, una volta rientrato in Italia, dopo aver fondato una squadra di atletica in Val di Fassa ed aver conseguito il titolo di Maestro di Sci d’Italia, decise di fondare insieme alla moglie Lina la prima scuola di sci delle Dolomiti.
  • Prefabbricata con blocchi componibili nel laboratorio di Paluselli a Ziano, nasce negli anni ‘30 la Capanna Cervino, che prende il nome dal Cimon della Pala (chiamato “Cervino delle Dolomiti” per la sua forma). La scuola fu la prima in Italia a proporre pacchetti vitto, alloggio e corsi di sci.
  • Nella sua continua ricerca di nuovi stimoli, nel 1936, dopo aver restaurato la vecchio sentiero della Grande Guerra che da Passo Rolle conduceva a Passo Costazza, Paluselli decise di sposare definitivamente il Passo Rolle, costruendo quella che sarà la sua dimora per i successivi 35 anni (incluso il famoso inverno del 1950-1951 quando Passo Rolle venne sommerso da più di 25 metri di neve): Baita Segantini.
  • Si dice che Paluselli, conosciuto per la sua schiettezza, non amasse essere circondato da persone e che trattasse con durezza chiunque si atteggiasse o ostentasse. È noto inoltre che Paluselli aprisse la sua dimora a visitatori solo occasionalmente,  quando si allontanava per rientrare a valle o per scalare, lasciando agli ospiti un semplice biglietto con scritto: “Entrate, bevete, pagate”.
  • Intitolata al pittore di Arco che Paluselli ammirava e ricavata da un tabià di Bellamonte smontato e rimontato dallo stesso Paluselli dove ora sorge, Baita Segantini resta ad oggi una delle mete più turistiche delle Dolomiti. Tra i suoi visitatori, svettano anche nomi illustri come Alcide De Gasperi, Aldo Moro, Leopoldo III del Belgio e Papa Giovanni XIII.

 

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