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Mulaz

Passo Valles – Passo Venegiòta – Mulaz – Forcella Venégia

Dettagli

Località Passo Valles, Pale di San Martino
Caratteristiche Pale di San Martino, Val Venegia
Condizioni del percorso Su sentieri di alta montagna non troppo impegnativi, ben segnalati
Grado di esposizione 2/5
Terreno (Bosco) 10%
Terreno (Prato) 30%
Terreno (Roccia) 60%
Terreno (Urbano) -
Lunghezza 15.9 km
Durata 6h
Dislivello positivo 1 400 m
Dislivello negativo 1 400 m
Altitudine massima 2 906 m
Altitudine minima 1 897 m
Parcheggio Macchina 46.338492, 11.801121
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Descrizione

Questo spettacolare itinerario, forse paesaggisticamente uno dei più bei giri in giornata che si possono fare sulle Pale di San Martino, si sviluppa nell’estremo angolo occidentale del gruppo dolomitico delle Pale, con partenza ed arrivo presso il Passo Valles, “fratellastro” del più suggestivo Passo Rolle. Il tracciato attraversa verdi pascoli e tratti rocciosi per raggiungere il Rifugio Mulaz: transita sull’insolito Passo Venegiòta, prosegue poi con l’ascesa al Monte Mulaz ed infine si conclude immergendosi in Val Venegia, poco prima di rientrare al Passo Valles. Sebbene sia possibile compiere l’itinerario anche in senso antiorario, suggeriamo quello qui descritto che permette di abbassarsi di quota nella parte finale del percorso. 

L’escursione comincia a Passo Valles (2.032 m slm), posto tra le Pale di San Martino e la catena porfirica di Cima Bocche, spartiacque delle valli del Biois e del Travignolo, anticamente chiamato Pas de le Stèle. Il tratto iniziale del percorso sale lungo il Sentiero No. 751 che, verso sud, costeggia la piramidale Cima Valles, portandosi direttamente alla panoramica Forcella Venégia (2.215 m slm), dove la visuale si allarga inaspettatamente sulla catena settentrionale delle Pale di San Martino (fra tutte, sulle cime di Focobòn, Burelóni, Mulaz e Cimon della Pala) e sulla sottostante Val Venégia

Dalla Forcella Venégia la traccia prosegue alta verso Passo Venegiòta, sulla dorsale che definisce il confine tra Trentino Alto Adige e Veneto. Dopo un breve tratto nei pascoli che sovrastano la Val Venégia, si supera il piccolo Lago di Coladora – a ridosso di Cima Coladora (2.313 m slm) – e si prosegue poi, prima di giugere al passo, sui pendii meridionali di Cima Venegiòta. Da Passo Venegiòta (2.303 m slm), dove l’ambiente circostante comincia a tramutarsi in ambiente dolomitico di alta quota,  si supera un primo tratto relativamente comodo in discesa del Sentiero No. 751, lungo le pareti nord orientali del Monte Mulaz, per poi iniziare la risalita verso il Rifugio Mulaz. Una piacevole particolarità di questo tratto i salita è la conformazione del paesaggio che si ha alle proprie spalle e che assomiglia, con un pizzico di fantasia, alla famosa istantanea della peruviana località di Macchu Pitchu.

Raggiunto il Rifugio Mulaz (2.571 m slm), il percorso presenta una variante, quasi obbligatoria, che consente di raggiungere la cima del maestoso e “pachidermico”, specialmente se paragonato alle cime circostanti, Monte Mulaz (2.906 m slm). Da qui, dopo la ripida salita tra i sassi, si può godere e ammirare uno dei panorami a tutto tondo più classici delle Pale di San Martino e, in particolare, il vicino gruppo del Focobòn con tutti i suoi spettacolari campanili. Appena arrivati sulla vetta occorre non dimenticarsi di far rintoccare, con soddisfazione e un pizzico di entusiasmo, la campana incastonata nella struttura metallica!

Il rientro dalla cima segue a ritroso il percorso dell’ascesa, deviando sul finale lungo il Sentiero No. 710 che porta al Passo Mulaz (2.619 m slm).

Da Passo Mulaz si comincia una lunga discesa (Sentiero No. 710), a tratti sdrucciolevole, verso la Val Venégia e Malga Venegióta. Giunti nei pressi di Malga Venegióta, quasi sul fondovalle della Val Venégia, si comincia l’ultimo tratto in salita sul Sentiero No. 749 in direzione Passo Valles, evitando così di immergersi nella turistica vallata.

La risalita lungo il Sentiero No. 749 è splendida e risale gradualmente il soleggiato versante destro orografico della Val Venégia, sbucando sulle praterie alpine della Busa dei Làibi, alla base della massiccia parete occidentale del Monte Mulaz. Il sentiero porta direttamente a Forcella Venégia, dove riprende il tratto iniziale dell’itinerario lungo il Sentiero No. 751 che conduce direttamente a Passo Valles.

 

Sentieri

 

  • Da Passo Valles (2.032 m slm), seguire il Sentiero No. 751 verso Passo Venegiòta / Rifugio Mulaz, passando per Forcella Venégia (2.215 m slm) e Passo Venegiòta (2.303 m slm),
  • Dal Rifugio Mulaz (2.571 m slm), procedere lungo il Sentiero No. 710 verso Passo Mulaz / Val Venégia,
  • [DEVIAZIONE] Prima di giungere a Passo Mulaz, salire sul Monte Mulaz (2.906 m slm),
  • Da Passo Mulaz (2.619 m slm), scendere lungo il Sentiero No. 710 in direzione Val Venégia / Malga Venegiòta,
  • Poco prima di giungere a Malga Venegiòta, al bivio, prendere il Sentiero No. 749 in direzione Passo Valles,
  • Arrivare al Passo Valles transitando per Forcella Venégia. ✓

 

RIFUGIO VOLPI AL MULAZ

 

  • Inaugurato nell’ottobre del 1907, il Rifugio Volpi al Mulaz, o Rifugio Mulaz (com’era inizialmente chiamato), è un rifugio del CAI (Club Alpino Italiano) situato sulla testata della Val Focobòn, poco sotto il Passo Mulaz, a 2.571 metri di altitudine.
  • Tra il 1959 e il 1960 il rifugio venne ristrutturato ed ampliato grazie a donazioni della famiglia Volpi di Venezia. I lavori furono ultimati nel luglio del 1960, e con essi il Rifugio fu dedicato a Giuseppe Volpi, o Volpi di Misurata (1877-1947), finanziere, industriale e uomo politico veneziano, fondatore della SADE (Società Adriatica di Elettricità), ideatore e realizzatore del polo industriale di Porto Marghera, nonché governatore della Tripolitania dal 1921 al 1925 e Conte di Misurata.

 

VAL VENÌA

 

  • La Val Venìa (Venegia), che si estende da Pian dei Casoni fino al Ghiacciaio del Travignolo ed è caratterizzata dall’ampia conca erbosa che funge da anfiteatro naturale sulla catena settentrionale delle Pale di San Martino, è una delle più splendide vallate dolomitiche di alta quota.
  • Oltre al suggestivo corso d’acqua del Travignolo, sono due le malghe storiche della vallata: la Venìa (Venegia) e la Veniòta (Venegiòta), gestite rispettivamente dagli allevatori di Transacqua e di Tonadico.
  • A parte l’ingresso ad Ovest presso il Pian dei Casoni, la Venìa è una vallata chiusa da tutti i lati e raggiungerla è possibile soltanto tramite passi o forcelle di alta quota, un tempo prive di sentieri e praticamente impercorribili. Dalle parole di Samuele “Pape” Scalet: “questo aiuta a capire l’origine del nome corretto Val Venìa che significa Valle oltre la quale non v’è nia (nulla), e così è sempre stata chiamata fino a pochi anni fa, fino all’invasione delle Venigie che non significano nulla. Ed è un vero peccato perdere i toponimi originali perché questi erano scaturiti da significati precisi colti sul posto dalle persone che vivevano e lavoravano in quel luogo”.
  • È geograficamente assai improbabile invece una seconda ipotesi che circola in tempi recenti, per la quale il nome Venìa / Venegia deriva da Venezia, in seguito ad un inverosimile trasporto del legname della vallata diretto alla Serenissima.
  • Fino agli anni ’60, la Venìa era anche luogo di esercitazioni militari e il masso erratico, che ora giace ai piedi del (fu) Ghiacciaio del Travignolo, veniva utilizzato come bersaglio per artiglieria leggera.
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