Passo delle Léde

Ritonda – Valón de le Léde – Bivacco Minanzio – Passo delle Léde – Rifugio Pradidali

Dettagli

Località Pale di San Martino
Caratteristiche Dolomites, Val Canali
Condizioni del percorso Sentiero visibile, ma è opportuno prestare attenzione alle caratteristiche del terreno
Gradi di esposizione 3/5
Terreno (Bosco) 30%
Terreno (Prato) 5%
Terreno (Roccia) 65%
Terreno (Urbano) -
Lunghezza 14 km
Durata 7h 30
Dislivello positivo 1 615 m
Dislivello negativo 1 615 m
Altitudine massima 1 695 m
Altitudine minima 1 180 m
Parcheggio Macchina 46.217333, 11.877667

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Descrizione

L’ampia conca che prende il nome di Valón de le Léde (Vallon delle Léde) è famosa per essere eterna e fisicamente impegnativa da percorrere in salita. La risalita dalla Val Canali che porta al Passo delle Léde (2.695 m s.l.m.), infatti, è lunga più di 4 km e affronta un’ascesa di oltre 1.400 metri di dislivello. Ciò nonostante, la fatica viene sicuramente appagata dal fatto che l’ampia conca dolomitica è uno dei posti più belli dal punto di vista paesaggistico delle Pale di San Martino, offrendo panorami sull’alta Val Canali, sulla Valle di Primiero, e sui blocchi dolomitici della Cima Canali e del Sass d’Ortiga. Sulla via del Passo delle Léde, si incontrerà il Bivacco Carlo Minanzio (2.294 m s.l.m.) e, non lontano dal bivacco, si potranno trovare numerosi resti dell’aereo Neptune, tragicamente schiantatosi il 19 luglio del 1957 con il suo carico di 11 uomini.

Questo trekking parte dalla località La Ritonda (1.180 m s.l.m.), in Val Canali. Si parte in direzione Malga Canali, dove si può tagliare la prima parte del Sentiero No. 707, che percorre la strada asfaltata, prendendo una traccia nel bosco che, con uno strappo ripido iniziale, porta in rapida successione ai Prati Canali, a Prà Ostio e a Malga Canali. Lungo questo tratto, tra pascoli e bosco, il panorama offre molte visuali sulle vette dolomitiche circostanti, con Cima Canali, sulla sinistra, particolarmente imponente. 

Giunti a Malga Canali, si procede lungo la strada forestale, seguendo sempre il Sentiero No. 707 in direzione Rifugio Treviso, fino a giungere al bivio con il Sentiero No. 711. Da qui, a circa 1.400  m di quota, comincia la interminabile salita lungo il Valón de le Léde. 

Una volta scomparsa la vegetazione, sulla soglia dei 2.000  metri di altitudine, si apre un panorama mozzafiato tra i ghiaioni della conca, con le vicine Cima di Sédole (2.243 m s.l.m.) e Sasso delle Léde (2.255 m s.l.m.) sul lato meridionale, Cima Canali (2.859 m s.l.m.) e Cima Wilma sul lato occidentale (2.774 m s.l.m.) e Cima di Fradusta (2.939 m s.l.m.) sul lato settentrionale.

A quota 2.294 metri di altezza, il percorso giunge al Bivacco Minanzio, appartenente al CAI di Padova, dove è anche presente un cartello commemorativo con qualche rottame del Neptune accumulato dagli Alpini e dagli escursionisti. Da qui la salita diventerà più dolce, ma tecnicamente più difficile, dal momento in cui il sentiero taglia dei ghiaioni che conducono direttamente al Passo delle Léde

Dal Passo delle Léde (2.695 m s.l.m.), dal quale si apre tutto il panorama sulla Val Pradidali, con la Pala di San Martino e le cime Immink e Pradidali in primo piano ad ovest, si procede in discesa su un tratto abbastanza ostico del Sentiero No. 711, che presenta anche sezioni attrezzate con corde fisse. È opportuno ricordare che, in presenza di neve o ghiaccio, questo tratto richiede estrema attenzione nell’essere affrontato in discesa.

All’incrocio con il Sentiero No. 709, si imbocca quest’ultimo che, seguendo la conca che funge da splendido anfiteatro tra cime dolomitiche maestose sui lati ovest ed est, giunge in poco tempo al Rifugio Pradidali, passando per il Lago Pradidali. Giunti al Rifugio Pradidali (2.278 m s.l.m.), si prosegue in discesa sempre lungo il Sentiero No. 709 che porta, in un paio d’ore di discesa a tratti un po’ tecnica, al punto di partenza.

 

Sentieri

 

  • Dalla località La Ritonda (Val Canali), prendere la traccia che sale nel bosco verso la Malga Canali,
  • Da Malga Canali (1.307 m s.l.m.), percorrere la strada forestale seguendo il Sentiero No. 707 per c.ca un chilometro,
  • Imboccare il Sentiero No. 711 verso Bivacco Minanzio/Passo delle Léde,
  • Da Passo delle Léde (2.695 m s.l.m.), proseguire con cautela in discesa lungo il sentiero 711, fino all’incrocio con il Sentiero No. 709,
  • Percorrere in discesa il Sentiero No. 709 fino al Rifugio Pradidali,
  • Dal Rifugio Pradidali (2.278 m s.l.m.), continuare lungo il Sentiero No. 709 fino al punto di partenza. ✓

 

La doppia tragedia della US Navy del 1957

 

  • Il 19 luglio 1957, durante un volo di trasferimento dal Port Lyautey (Marocco) ad Istrana (Treviso), un bimotore della US Navy Reserve Patrol Squadron, il Lockheed P2-V6 “Neptune” VP-934, andò fuori rotta schiantandosi sulle Pale di San Martino.
  • Per le difficili condizioni del meteo, che nella fase finale del volo di trasferimento si mutò in tempesta, e con molta probabilità per un difetto dell’apparecchiatura di bordo che riportò la posizione dell’aereo a più di 60 km di distanza da quella effettiva, l’aereo, fuori rotta, scese di quota per essere assistito dalla torre di controllo, schiantandosi, a quota 2.591 metri, sulla parete sud della Cima Fradusta.
  • Tutti gli 11 membri dell’equipaggio morirono nello schianto.
  • Le ricerche del VP-934 cominciarono subito, concentrandosi inizialmente lungo la Pianura Padana e le Alpi occidentali del Piemonte.
  • Il 21 luglio 1957, un secondo aereo “Neptune” della US Navy, il P2-V7 LJ-11 VP-23, proveniente da Malta e dislocato ad Aviano a supporto per le ricerche dello scomparso VP-934, urtò un albero con un’ala ed andò a schiantarsi contro il Monte Granero, in Val Pellice (Torino). Di questo secondo tragico incidente, tra i 10 militari, si salvò miracolosamente un membro dell’equipaggio.
  • Dopo aver ampliato il raggio della ricerca ed aver impiegato anche gli Alpini, la carcassa del VP-934 venne finalmente ritrovata il 23 luglio proprio da questi ultimi, sulle Dolomiti del Primiero.
  • La sfortuna continuerà a perseguitare anche l’unico superstite del VP-23, che alcuni anni dopo il tragico incidente, perderà la vista in un altro incidente aereo.

 

RIFUGIO PRADIDALI

 

  • Il nome del rifugio deriva verosimilmente da “prati gialli”, dovuto alla ricca fioritura del papavero alpino a valle, che colorava i ghiaioni della Val Pradidali di giallo.
  • Il Rifugio Pradidali è uno storico rifugio Dolomitico costruito nel 1896 dal DÖAV di Dresda. E’ base di partenza di un gran numero di bellissime ascensioni su roccia di ogni tipo e difficoltà, tra le quali ricordiamo le celebre Fessura Buhl-Erwing, frequentata da alpinisti di ogni parte del mondo, senza dimenticare molte altre ascensioni di stampo classico dalle firme prestigiose di Langes, Detassis, Castiglioni, Wiessner, Solleder, fino alle grandi vie contemporanee del freeclimber più famoso, Maurizio “Manolo” Zanolla (detto “il mago”), che qui stabilì il suo campo base nei primi anni della sua brillante carriera alpinistica.

 

Bibliografia

 

 

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