Malga Fossetta

Transacqua – Stiòzze – Malga Fossetta – Passo Cereda – Colzoncài – Val Canali

Dettagli

Località Transacqua
Caratteristiche Pale Alte, Passo Cereda, Val Canali
Condizioni del percorso Su larghi sentieri e strade bianche
Grado di esposizione 0/5
Terreno (Bosco) 60%
Terreno (Prato) 20%
Terreno (Roccia) -
Terreno (Urbano) 20%
Lunghezza 21 km
Durata 5h 30
Dislivello positivo 950 m
Dislivello negativo 950 m
Altitudine massima 1 567 m
Altitudine minima 718 m
Parcheggio Macchina 46.172278, 11.833778
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Descrizione

Questo percorso ad anello un po’ inusuale, adatto a tutti gli escursionisti che possano affrontare una ventina di chilometri su sentieri tranquilli e soprattutto ai runners che volessero percorrere una mezza maratona immersi nella natura, esplora i boschi nord orientali degli abitati di Transacqua e Tonadico, tenendosi in quota di media montagna. Data l’altitudine ed il fondo stradale relativamente facile, il percorso – che può rivelarsi incredibilmente interessante nelle  nelle mezze stagioni per i colori e panorami che riesce a presentare – può essere affrontato camminando in tutte le stagioni, inverno escluso.

Il tracciato parte dall’abitato di Transacqua, in direzione Rifugio Caltena, percorre un tratto su strada in salita lungo Via Caltene e, superate le ultime abitazioni del paese  in località La Piàna, attraversa il Rio Carpènze e si porta, al primo tornante, all’incrocio con il sentiero chiamato “Trói de le Càore” (tr. Sentiero delle Capre). Il percorso prosegue nel bosco su un tratto di salita dolce lungo l’ampio sentiero che taglia la costa della località Càneva (dove esisteva, fin dal basso medioevo, una vasta e importante area mineraria) e che raggiunge la strada asfaltata che da Ormanico porta alle località Val Uneda e Cenguéi (Sentiero No. 723). La ripida salita lungo la strada dal fondo asfaltato grezzo conduce prima al Capitel de Pissabói (975 m slm) e poi alla località Val Unéda. Da qui procede lungo la Strada Forestale Pretecasa fino a giungere in località Stadèl (1.225 m slm), situata poco sotto i prati di Ritàsa e Stiòzze. Dal bivio di Stadèl, il tracciato procede sempre lungo la strada forestale del Sentiero No. 723 in direzione Malga Fossetta, attraversando in ordine i bei prati delle località di Ritàsa e Stiòzze, che aprono interessanti visuali sulle Pale di San Martino e su tutta la Val Canali da angoli piuttosto inediti. Lasciati alle spalle i prati di Stiòzze, posti ai piedi dei colli Cenguéi e Stiòzze, ci si alza gradatamente con un paio di tornanti su strada forestale fino alla località di Pian del Canalìn (1.380 m slm). Da qui si risale nel bosco e ci si immette su un’altra strada forestale che aggira a sud il Col Spiz per poi proseguire pianeggiante fino ai pascoli di Malga Fossetta (1.554 m slm).

Attraversata la conca del pascolo di Malga Fossetta, si procede in un primissimo tratto lungo la strada principale di accesso alla malga, per poi voltare in discesa, poco dopo il prato, sul Sentiero No. 729 “Nico Scalet” che conduce direttamente alla Chiesetta di Sant’Antonio e quindi, con un ultimo tratto della strada forestale del Sentiero No. 801, a Passo Cereda (1.369 m slm). 

Da Passo Cereda il tracciato scende a lato della strada (SS 347) in direzione Fiera di Primiero fino al terzo tornante (1.271 m slm), dove imbocca il Sentiero No. 738 “Pietro Agostini” a destra, verso ovest, in direzione Colzoncài / Lastredòl / Val Canali per poi affrontare un tratto con saliscendi che porta direttamente sul fondo della bassa Val Canali. Attraversati in successione i prati di Colzoncài, Dalaibòl e Lastredòl, il Sentiero No. 738 procede lungo la Strada Forestale del Conte. Il tracciato segue la strada forestale in discesa e lascia, in corrispondenza al primo bivio, il Sentiero No. 738, per scendere direttamente a Villa Welsperg

Da Villa Welsperg (1.030 m slm) si segue verso Fiera di Primiero la strada carrabile di accesso alla Val Canali fino a giungere al Laghetto Welsperg (1.020 m slm), per poi procedere su un tratto di sentiero che, parallelo alla strada, porta direttamente al Castel Pietra, passando per la località Le Cesurétte (978 m slm).

Dal Castel Pietra, il rientro percorre il largo sentiero che scende ripido verso il capitello della Madonna della Luce (839 m slm), per poi procedere su strada bianca sulla sponda occidentale del Torrente Canali fino a condurre sulla strada SS 347 di accesso a Passo Cereda, che si percorre a sua volta in una comoda discesa fino a giungere all’abitato di Tonadico per poi riportarsi a Transacqua lungo Via Fol e Via Venezia.

 

Sentieri

 

  • Da Transacqua (746 m slm), procedere lungo Via Caltene in direzione Rifugio Caltena fino al bivio con il sentiero chiamato “Trói de le Càore”,
  • Procedere lungo il Trói de le Càore fino a giungere alla strada del Sentiero No. 723 sopra l’abitato di Ormanico,
  • Salire lungo il Sentiero No. 723 in direzione Val Unéda fino a giungere alla località di Stadèl,
  • Dal bivio di Stadèl (1.225 m slm), procedere lungo il Sentiero No. 723 in direzione Malga Fossetta,
  • Da Malga Fossetta (1.554 m slm), procedere sul Sentiero No. 729 “Nico Scalet” fino a Passo Cereda,
  • Da Passo Cereda  (1.369 m slm), scendere lungo la strada in direzione Fiera di Primiero fino al bivio – terzo tornante – con il Sentiero No. 738 “Pietro Agostini”,
  • Scendere in Val Canali percorrendo il Sentiero No. 738 “Pietro Agostini” e poi la Strada Forestale del Conte che porta a Villa Welsperg,
  • Da Villa Welsperg (1.030 m slm), scendere lungo la strada principale fino al Laghetto Welsperg,
  • Dal Laghetto Welsperg (1.020 m slm), scendere lungo il sentiero che porta a Castel Pietra, poi procedere verso il capitello della Madonna della Luce,
  • Dal capitello (839 m slm), seguire la strada, prima bianca poi asfaltata, che conduce a Tonadico, per poi rientrare a Transacqua. ✓

 

 

PASSO CEREDA

 

  • La cappella di Cereda, dedicata a Sant’Antonio da Padova, a causa dello scoppio della prima guerra mondiale venne chiusa l’anno successivo alla sua benedizione per essere utilizzata come magazzino militare e come polverina durante tutto il periodo bellico. Si riaprì al culto nel giugno del 1920. Conserva al suo interno un’artistica pala d’altare, opera del triestino Pomo, raffigurante Sant’Antonio da Padova.
  • Il Passo Cereda si trova lungo il percorso dell’Alta Via n. 2 delle Dolomiti, (l”Altavia delle Leggende”), che collega Bressanone (Alto Adige) a Feltre (Provincia di Belluno).
  • Passo Cereda si trova la principale pista da sci di fondo della Valle di Primiero, mentre è stato dismesso l’impianto di sci da discesa.

 

CASTEL PIETRA: LE ORIGINI

 

  • Le origini del Castello della Pietra (Castrum Petrae), conosciuto anche come Castel Pietra, non sono del tutto chiare. Esso fu presumibilmente eretto dai vescovi di Feltre come residenza del rappresentante vescovile – capitano – incaricato di amministrare la giustizia. La prima menzione documentaria relativa a Castel Pietra risale al 1064. Altra citazione risale al 1097, durante la prima crociata, alla quale si ipotizza la partecipazione di Corrado da Primiero (Corrado del castello), benedetto dal Vescovo di Feltre. Dopo questa data non se ne trova alcuna menzione nelle fonti scritte fino alla seconda metà del XIII secolo.
  • Il castello sorge al di sopra dell’abitato di Tonadico, eretto sulla sommità di un enorme masso erratico (dal quale ha origine il suo nome) sul Torrente Canali, posizione privilegiata da cui controllava la strada che collegava il Primiero con l’Agordino. Numerose sono le rappresentazioni pervenuteci del castello, molte di esse fuorvianti. Di certo si sa che l’edificio era costituito da due parti distinte, collegate tra di loro. Le rappresentazioni cinquecentesche più attendibili consentono una ricostruzione dell’edificio con pianta quadrangolare, sviluppato su due piani, con copertura a pavione, a cui erano addossati volumi minori. Si narra anche che la via di accesso fosse un’ ”impervia scalinata scavata nella roccia”. Un’investitura feudale risalente al 1519 attesta che il castello fosse composto da 46 locali distinti.

 

CASTEL PIETRA: LA STORIA

 

  • La lotta per le investiture tra Guelfi e Ghibellini ebbe ripercussioni sul Feltrino, costringendo il vescovato di Feltre, pressato dalle maggiori signorie venete, a cedere parte dei suoi possedimenti alla famiglia da Camino, in cambio di protezione. Nel 1235 i da Camino consegnarono il Castello della Pietra a Ezzelino III da Romano su istanza del vescovo Matteo da Tomo.
  • Nel 1260 il vescovo di Feltre, Adalgerio di Villalta, torna in possesso del “potestaria et districtus Primei”, provvedendo alla nomina di un suo governatore, Andrea de Curte, con il titolo di capitano. Nel marzo 1273, il vescovo convalida i primi statuti di Primiero, dove sono indicati gli obblighi annuali degli abitanti verso il castello “domus castri Petre”, comprensivi del pagamento di 200 lire venete, della consegna di cento carri di legna e del “restauro dello salto, qualora necessario”.
  • Nel corso del XIV secolo Primiero si trova coinvolto negli scontri tra Scaligeri, Veneziani, Carraresi e casate tedesche che si contendono il vescovato Feltrino. Nel 1337, Carlo di Lussemburgo, si legge dalle sue memorie, giunge a Primiero dal Passo Rolle durante la sua spedizione verso Feltre e Belluno, entrambe minacciate dall’espansionismo veneziano, espugnando il Castel Pietra a danno degli Scaligeri. Il 7 ottobre 1349 Carlo di Lussemburgo viene incoronato Re del Tirolo (Carlo IV); con l’incoronazione Primiero si svincola per la prima volta da Feltre, diventando feudo diretto del Tirolo.
  • Nel 1404 Castel Pietra viene concesso alla Famiglia Welsperg, originaria della Val Pusteria, che manterrà la sua gestione fino all’Ottocento. Come testimonia il capitano Cristoph Ellinger, i Welsperg ampliarono l’edificio con stanze per signori e dame, dotandolo di fortificazioni ed annessi agricoli alla base della roccia, tra i quali la cappella, dedicata a San Leonardo, la fucina, il granaio, la segheria ed il mulino.
  • Il rapporto tra i Welsperg e gli abitanti del Primiero è documentato nei secoli come un rapporto difficile, soprattutto dopo l’introduzione, durante il XV secolo, del “manaràstico”, una tassa tarata sul commercio del legname, da cui molte attività commerciali della vallata dipendevano.
  • Nel 1500, la costruzione del palazzo di famiglia Welsperg a Fiera, divenuta centro decisionale di fatto per tutta la comunità del Primiero, sancisce l’inizio di un progressivo declino del castello, in concomitanza alla perdita della sua importanza strategica.
  • Dopo le rovine causate da inondazioni parziali e da incendi, esso fu ricostruito nel 1565.
  • Nel 1608 la fortezza venne nuovamente ampliata, sempre a danno dei mercanti, imponendo ad essi “pedaggi odiosi”, con il consenso di Giovanni Althamer, daziario in Primiero. Per questa usurpazione, Francesco Caldogno, in veste di “provveditore ai confini in Vicentina”, guidò una schiera di armati dei Sette Comuni all’assalto del castello.
  • In seguito ad un incendio avvenuto del 1611, i Welsperg tentarono di recuperare i loro diritti ai “piòveghi”, che erano stati surrogati già dal 1440 dal pagamento di un’imposta annuale fissa. Essi tentarono di farsi riconoscere un diritto straordinario per la ricostruzione del castello, ma la comunità del Primiero si oppose con tutti i mezzi contro la riesumazione di una servitù ormai estinta da secoli. Fu probabilmente lo stesso capitano del castello, Römer, che con una dichiarazione evitò che i Welsperg procedessero con le loro richieste: “se non fossero stati li huomini di Tonadig il castello si brusava fin in fondo”.
  • Il castello fu ricostruito nel 1612, perdendo però molto della sua antica dignità e uscendone particolarmente ridotto. La residenza ormai contava solo “di due sale, due stue, cosine, vòlto e altre stanze di comodità”, soltanto per una famiglia. Il capitano del castello si era ormai stabilito a Fiera, con tutti i suoi uffici, anche per essere meglio in grado di sorvegliare il centro più attivo della valle e seguirne i problemi da risolvere, tra cui la triste pagina dei processi contro le streghe.
  • Gli atti processuali ci danno una vaga idea del ruolo del capitano nei processi contro Barbara Luciana, detta Lorenzona, accusata di essere scomparsa di fronte al figlio “su per il camino”, torturata per poi essere rilasciata, e Appolonia, vedova di Pietro Bernardin, accusata di “convegni notturni con il diavolo”, che sotto torture confessò e fu impiccata e bruciata a Molarén, il 7 dicembre 1647.
  • Durante la notte di Santo Stefano del 1675, mentre tutta la famiglia del dinasta si trova alla messa solenne presso la chiesa arcipretale di Pieve, il castello prese fuoco. Le fiamme lo distrussero interamente, riducendolo ad un cumulo di rovine.
  • Tentativi di una parziale ricostruzione furono fatti decenni successivi, ma subirono un blocco definitivo nel 1720 quando, a causa di una tromba d’aria, il tetto della struttura venne completamente scoperchiato. Quest’ultimo evento segnò il definitivo abbandono di Castel Pietra. Non bastasse, nel 1885 crolla l’intera ala nord del castello e, con essa, l’unico accesso ancora percorribile alla struttura.

 

CASTEL PIETRA: I GIORNI NOSTRI

 

  • All’inizio degli anni ‘80 sono stati condotti dei lavori di pulitura dei ruderi dalla vegetazione e detriti, permettendo il recupero dei resti murari. Ulteriori lavori di restauro sono stati portati a termine nel corso degli anni. Il Castel Pietra, ancora di proprietà della famiglia Thun-Hohenstein-Welsperg, si presenta oggi allo stato ruderale. 
  • Il rudere non risulta ufficialmente visitabile, data la pericolosità della scala metallica sospesa di accesso alla parte nord e del successivo scavalco del muro. Al suo interno restano visibili il pozzo, alcune finestre signorili e la muratura delle varie stanze. 
  • Il masso su cui sorge è stato negli ultimi decenni meta di numerosi appassionati di bouldering, probabilmente anche attratti dalla singolarità dell’ambiente circostante.
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